Cookie
Questo sito si serve dei cookie di Youtube, Vimeo e Bunny.net per la visualizzazione dei video. Se prosegui la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie. Leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie. Chiudendo questo box ne accetti l'utilizzo.

“DIARIO SOTTO LE BOMBE - Bisogna Saper Uccidere Quando è Necessario”

BarabiTTeatro
Regia: Davide Garattini Raimondi
Drammaturgia: Davide Garattini Raimondi
Attori: Paolo Carlo Alberto Gramegna Alessandro Gautiero
Trailer: Link
Anno: 2023
Adatto a: per tutti


Generi: Teatroragazzi (13-100)

Tags: Fratelli, Adattamento, Guerra, Separazione, Bambini

Seconda guerra mondiale: Un argomento forse scomodo perché la guerra è vista con gli occhi di bambini, bambini “particolari” costretti ad educarsi tramite la guerra.
Attraverso un’esperienza tragica come la guerra e di situazioni difficili, forti e violente sono chiamati a rieducarsi, mano a mano si troveranno a modificare il loro essere, il loro modo di vivere. Un racconto che nasce in un periodo storico preciso come la seconda guerra mondiale ma che potrebbe essere riportato in qualsiasi altro periodo: nel presente, dove le guerre purtroppo, in un modo o nell’altro, entrano prepotentemente anche nelle nostre case.
Un racconto che può essere ricondotto anche ad oggi: alla guerra in Ucraina; Israele e Palestina…
Un testo scritto come uno spartito, un ritmo incalzante e disarmante, un alternarsi di voci, di personaggi e di racconti; veri e propri “lavori di composizione” raccolti in un’unica grande partitura: il Grande Quaderno.

Cos’è il grande quaderno?
È il quaderno che utilizzano i due fratelli per allenarsi a scrivere ciò che vedono nel mondo, per continuare a studiare anche quando la guerra ha portato via la scuola e gli insegnanti. I capitoli in cui vengono suddivise le scene sono quindi i “temi” che i fratelli realizzano su vari argomenti a loro scelta: La Mamma. La Nonna. Esercizio di digiuno.
E così, una dopo l’altra, vediamo scorrere velocemente tutte le più importanti esperienze di due piccoli autodidatti disposti a tutto pur di sopravvivere.
L’io narrante è in realtà un noi, come a voler sottolineare il legame di dipendenza che i due gemelli hanno instaurato. Non esiste lui, o io. Non esiste separazione. Tutto è noi, o loro. Noi, contro il resto del mondo.
La disperata ricerca dei protagonisti di una mitologica “verità dei fatti” che si mostri narrabile, di un ordine logico delle cose che aiuti a giustificare gli eventi e di un apparente equilibrio del mondo, sembra nascondere un disperato bisogno di razionalizzare gli orrori inenarrabili della guerra.
Ci si lascia accompagnare così, scena per scena, verso un finale crudele, freddo e calcolato, rendendosi conto solo alla fine che dei due gemelli si sa poco nulla, se non ciò che appare, ciò che è dimostrabile, visibile e narrabile.


Il grande quaderno apre uno squarcio sui dolori della guerra, raccontandoli attraverso lo sguardo disincantato di due fratelli gemelli. Così, grazie alle loro parole, riusciamo a conoscere la loro famiglia, la casa, i vicini, la gente della città. Piccoli episodi suddivisi in brevissimi capitoli che colpiscono per la narrazione realistica e lo stile tagliente.
Il grande quaderno è, prima di tutto, una storia di due fratelli inseparabili, ancora più uniti dal pericolo della guerra.
In secondo luogo, è una storia di abbandono. Abbandono di un padre e di una madre, abbandono volontario o obbligato. Abbandono delle sicurezze, di una vita spensierata che non tornerà più.
È una storia di sopravvivenza. Ágota Kristòf riesce a dar vita con le parole al mondo

Produzione: BarabitTeatro

Per visualizzare il video integrale devi essere registrato come operatore o teatro e aver eseguito l'accesso.

Non è stata caricata nessuna recensione

Per visualizzare la scheda tecnica devi essere registrato come operatore o teatro e aver eseguito l'accesso.

La compagnia BarabiTTeatro nasce dall’incontro umano e artistico di teatranti provenienti da esperienze diverse e variegate nel panorama teatrale e lirico italiano e internazionale. Dopo essersi conosciuti per la realizzazione di uno spettacolo, si sono scelti e uniti in un progetto creativo che vede il suo simbolo proprio nel nome della compagnia: barabitt, antica parola milanese per indicare i “piccoli Barabba”, i ragazzi difficili che fino al secolo scorso venivano affidati alle pratiche correzionali del riformatorio Marchiondi di Milano. E proprio a Milano la compagnia conduce un lavoro di ricerca teatrale e di produzione di spettacoli assiduo e in continuo movimento, che vuole sfociare in una proposta registica e attoriale poetica, fisica e che sempre rifugge le semplici soluzioni, indagando invece i nuovi spazi e le nuove domande che si aprono, seppur a fatica, al teatro contemporaneo; una scelta comunicativa forte e inquieta, quindi, proprio come i piccoli barabitt milanesi, impertinenti, disobbedienti ma con tanta fame di vita.
Condividi