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Anfotero

Giù di Su per Giù - teatro

Genere Teatroragazzi (10-18) Prosa
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Regia: Giorgio Volpe

Drammaturgia: Giorgio Volpe

Attori: Deialnira Russo e Giorgio Volpe

Altri crediti: Giù di Su per Giù - teatro in collaborazione con T.H.A.S.V. presenta anfotero scritto e diretto da Giorgio Volpe con Deialnira Russo Giorgio Volpe e la voce di Camillo Grassi aiuto regia Deialnira Russo costumi Sara Scotto di Luzio Illustrazione Angela Infante grafica Simona Paolantoni riprese Aaron Gabriele Noè

Parolechiave: gender, diversità, rispetto, amore, libertà,

Produzione: Giù di Su per Giù - teatro

Anno di produzione: 2018

Genere: Teatroragazzi (10-18) Prosa

Se durante l’infanzia non ricevessimo condizionamenti in merito alla sessualità, arriveremmo forse – da bambini, da adolescenti, persino da adulti – a non porci troppi interrogativi (spesso legati a pregiudizi) in merito all’identità di genere e alle preferenze sessuali? Se alla base della nostra educazione non ci fossero i condizionamenti di cui sopra, sentiremmo ugualmente il bisogno di definire un comportamento giusto o sbagliato? Al giorno d’oggi i termini giusto/sbagliato e natura/contro natura si definiscono sulla base di condizionamenti (di derivazione culturale e religiosa) che vanno a limitare la personale libertà di espressione dell’individuo. Viviamo, chi più chi meno (i fattori che determinano il nostro grado di condizionamento sono molteplici), secondo uno schema che ci viene inculcato da piccoli. Uno schema che spesso, purtroppo, ci limita e ci rende ostili verso le diversità. Anfotero, attraverso un linguaggio semplice e diretto, si pone come obiettivo quello di valorizzare le diversità abbattendo qualsiasi tipo di pregiudizio. Sentiamo il bisogno di parlare di diversità perché la diversità esiste, fa parte di noi, e non deve essere pretesto di derisione, emarginazione e fobia (xenofobia, omofobia, misantropia, trans-fobia, ecc.). La tradizione deve iniziare a essere considerata una fra le tante possibilità, è giunto il momento di equiparare la tradizione alla diversità in una visione libera e poliedrica dell’esistenza umana. È una battaglia in corso da secoli, basti pensare ai neri, agli ebrei – solo per citare alcuni esempi emblematici di discriminazione. Anfotero, attraverso la potenza comunicativa del teatro (e dell’arte in generale), si pone come obiettivo quello di raccontare la diversità per quello che è: un universo a cui non siamo abituati, dal quale spesso prendiamo le distanze in quanto passivamente guidati da pregiudizi preesistenti. C’è un termine che in questi ultimi anni fa parlare molto di sé (come si trattasse di un neologismo), sollevando non poche sterili polemiche e inesistenti teorie. Il termine sotto i riflettori è: GENDER. Quale sconvolgente significato si nasconde dietro questa misteriosa parola bisillabica? Basta eliminare la “d” e aggiungere una “e” alla fine per ottenere la traduzione italiana e forse anche una maggiore chiarezza sulla sua accezione: GENERE. La parola “genere” ci accompagna sin dalla giovane età: chi non lo assocerebbe, anche a distanza di anni, all’analisi grammaticale appresa alle scuole elementari?

Amore: nome comune di cosa, numero singolare, genere maschile. Paura: nome comune di cosa, numero singolare, genere femminile.

... eppure, ogni volta che si parla di gender scoppiano le polemiche a cui si accennava sopra. Il genere include aspetti come l’identità di genere e la sua espressione, ma non l’orientamento sessuale; pertanto l’identità di genere non va confusa con le preferenze sessuali.

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