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Beast Without Beauty

C&C

Play in the repertoire

Theatrical genre
Dance theatre
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Regia: Carlo Massari

Drammaturgia:

Attori: Carlo Massari Emanuele Rosa Giuseppina Randi

Other credits: In collaborazione con: CID Centro Internazionale della Danza e Festival Oriente Occidente, CSC: Centro per la Scena Contemporanea, Piemonte dal vivo / Lavanderia a vapore, Compagnia Abbondanza Bertoni / Progetto residenze Komm Tanz, Residenza I.DRA. / Progetto CURA, Teatri di Vita / Progetto CURA, ARTEVEN, TCVI Teatro Comunale di Vicenza / Festival Danza in Rete.
Con il supporto di: Residenza I.DRA. e Teatri di Vita nell’ambito del “Progetto CURA 2018”.
Con il sostegno di: MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.
Con il contributo del Comune di San Lazzaro di Savena nel bando “Protagonismo e Creatività”.

Key words: bestialità, bellezza, cinismo, ironia

Production: C&C Company

Year of production: 2018

Theatrical genre: Dance theatre

L’ennesimo sguardo: fermo, freddo, gelido, impietoso sulla società.
Un irriverente, cinico studio sugli archetipi della miseria umana, sull’inespressività, sulla spregevole crudeltà nelle relazioni interpersonali.
Perdenti in un rapporto di superficiale relazione, si affrontano in un algido duello; in palio l’affermazione di un ruolo, un’identità, una posizione sociale, la sopravvivenza.
Non esistono regole, tutto è consentito: ci si presta ad essere prede, vittime designate dell’altro, ne siamo coscienti, attendiamo solo che succeda, e a nostra volta siamo pronti ad avventarci, offendere, fendere, stritolare, sbranare, a finirlo impietosamente, ma senza sporcarci le mani.
Un aristocratico gioco perverso di corteggiamenti a doppio fine, di soprusi; una violenza nascosta, taciuta, color pastello, che porta irrimediabilmente al massacro, all’estinzione; non ci saranno vincitori, ma solo vinti.
Di tanto agitarsi non succede nulla... E allora implodiamo incapaci di rialzarci, ci abbandoniamo ma facendo attenzione a non rovinare la messa in piega, sbavare il trucco, sgualcire il tailleur, a non perdere in dignità per non subire atti di cannibalismo, essere divorati dagli altri, dal vuoto, dai nostri vuoti, dal silenzio sordo.
Un tentativo di raccontare fisicamente il male di vivere, la paralysis Beckettiana: un uomo illanguidito, disperato fino a divenire insensibile, ormai incapace di prendere in mano la sua vita e sottrarla alla miseria nella quale si è impaludata. Una commedia dell’assurdo (nella quale l’assurdo, nostro malgrado lo subiamo) dal sapore esistenzialista e post- esistenzialista del teatro di Beckett perfettamente esplicato nel suo “Giorni Felici”.
Un autentico tuffo nel non-sense, un’ironia nera contrappunto al pallore emaciato dei volti, una fascinazione nell’assurdità delle scene, nell’estraniamento dalla partecipazione umana alle azioni, ai fatti; figure esangui, prive d’energia, estenuate e disumanizzate, come alla fine di una lunga guerra, che sanno non essere servita a nulla se non a farsi e fare inutilmente del male, a divenire cinici e opportunisti difronte alla morte fino a contraddirsi e tradire i propri compagni di giochi.

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