Regia: Teresa Vila
Drammaturgia: Teresa Vila e Safa Hamami
Attori: Sara Younes e Nicole Tanaka Attrice video: Safa Hamami
Other credits:
Key words: Migrazione; Attesa; Esilio; Identità ; Famiglia
Production: BASTA DIRE NO La storia di migrazione impossibile di Safa Hamami Produzione teatrale: Fraternal Compagnia APS Con il sostegno di: MIC e SIAE
Year of production: 2026
Theatrical genre: Prose
Basta dire no nasce nel 2023 dall'incontro tra Nicole Tanaka e la drammaturga e attrice siriana Safa Hamami. Partita da Damasco, Safa ha trovato rifugio in un monastero cattolico del Kurdistan iracheno, a Sulaymaniyah, impegnato nel dialogo con l'Islam.
Da questo incontro nasce il desiderio di costruire un progetto teatrale capace di raccontare la sua esperienza: da dieci anni Safa vive lontana dalla propria famiglia e da dieci anni cerca di ottenere un visto che le permetta di raggiungere una zona sicura in Occidente. Per dieci anni, il suo tentativo è stato respinto.
Il progetto viene prodotto dalla Fraternal Compagnia di Bologna e coinvolge Teresa Vila, incaricata della regia e del supporto alla drammaturgia. Nel novembre 2023 il progetto vince il bando SIAE – Per Chi Crea, sezione Nuove Opere. Grazie al bando, Safa viene invitata in Italia con una lettera d'incarico.
Il 18 gennaio 2024, tuttavia, arriva una nuova, inattesa negazione: il Consolato Italiano in Iraq le rifiuta nuovamente il visto.
Safa può quindi continuare a lavorare alla scrittura dello spettacolo insieme a Teresa Vila, ma non può essere presente in Italia come attrice. Il colpo per il progetto è molto duro e l'ingiustizia di quel divieto, così evidente, rende ancora più dolorosa la situazione.
La compagnia decide allora di proseguire con ancora maggiore determinazione e coinvolge nel progetto Sara Younes, giovane attrice di origini libanesi, che interpreterà il ruolo di Safa Hamami.
L'ATTESA
Che cosa significa vivere in una condizione di permanente attesa?
Quanto a lungo è possibile protrarre uno stato di sospensione senza che arrivi una soluzione? È possibile trascorrere mesi raccogliendo documenti, cercando fondi, spostandosi da un ufficio all'altro, aspettando una chiamata decisiva? E cosa accade quando tutto questo non porta a nessun risultato?
La sensazione è quella di essere continuamente strattonati da una parte all'altra e, allo stesso tempo, di rimanere immobili.
Il movimento e la stasi, il sì e il no, diventano così due polarità che determinano la quotidianità del richiedente asilo. Il case, come viene definito nel linguaggio burocratico, diventa il centro dell'esistenza, mentre il tempo si comprime e collassa.
Si spezza così quel filo narrativo che normalmente unisce il prima e il dopo e che permette di attribuire un senso alle proprie giornate.
L'attesa non è più soltanto un intervallo tra due momenti: diventa una condizione permanente.
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