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HESS

KanterStrasse

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose
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Regia: Tazio Torrini

Drammaturgia: Alina Nelega

Attori: Tazio Torrini

Other credits: in collaborazione con Telluris Associati ass. cult. e il sostegno di Comune di Terranuova B.ni e Regione Toscana traduzione Horia Corneliu Cicortas disegno luci Simone Benucci regia video Blanket Studio

Key words:

Production: kanterstrasse

Year of production: 2020

Theatrical genre: Prose

Rudolf Hess è stato sodale e ombra di Hitler sin dagli esordi, con lui ha diviso la prigione, la stesura del Mein Kampf e la carriera fino a divenirne vice e successore designato.

Rudolf Hess, misteriosamente e da solo, si paracadutò sulla Scozia nel 1941 per trattare una pace separata col governo britannico. Smentito da entrambi i fronti, fu internato in un manicomio inglese come pazzo.

Rudolf Hess fu condannato, alla fine della II Guerra Mondiale, all’ergastolo e rinchiuso nel carcere berlinese di Spandau, di cui è stato ultimo “occupante” vivendovi in totale solitudine per oltre vent’anni.

Rudolf Hess definito “L’uomo più solo del mondo”, “Il carcerato più costoso della storia” e “Sua Signoria Imprigionata” ha condotto a Spandau una esistenza signorile e sinistra, tra leggende di presenze spettrali, pranzi raffinati, biblioteche nel parco allestite per lui.

Rudolf Hess fu trovato morto il 17 agosto 1987, il giorno della sua scarcerazione. Aveva 93 anni e un cavo elettrico legato intorno alla gola.

Rudolf Hess fu cremato; i suoi resti dispersi per timore che la tomba divenisse teatro di raduni nazisti. Stessa sorte toccò al carcere di Spandau. Stessa sorte toccò ai segreti che, forse, portava in seno.

Fin qui la Storia.



HESS è un monologo teatrale scritto dalla drammaturga Alina Nelega e passato dall’autrice a Telluris Associati che ne aveva ospitato la rappresentazione rumena a Roma nel 2011, nell’ambito della rassegna TeatRomania organizzata dalla stessa associazione.

HESS è un testo di fantasia, un immaginario testamento elaborato secondo i principi dei Dieci Comandamenti nell’ultimo giorno di vita di Rudolf Hess.

HESS è un testo difficile perché non è accomodante, non dà risposte preconfezionate, non ‘prende posizione’ e non aiuta a prenderne. Non ci mette di fronte la macchietta del gerarca in uniforme dal piglio isterico e autoritario.

Ci mette di fronte un vecchio amaro e dimesso, un debole, un vinto.

HESS è un testo difficile perché è respingente, a tratti caustico, non cerca ‘approvazione’, sembra scritto con lo scopo di colpire lo spettatore, sferzarlo con passaggi che suonano quasi moralistici.

HESS è un testo difficile perché è ‘scomodo’ per i giudizi che dà, sulle presunte ‘libertà’ e ‘valori’ con cui avremmo respinto il pericolo di ‘dittature’ e ‘disvalori’. Sono criteri universali o cambiano prospettiva a seconda di chi ha vinto?

HESS non è un testo assolutorio, giustificatorio, apologetico, revisionista.

HESS non parla di nazismo, ma di noi stessi, della parte nera che cova in ognuno di noi. Un testo che, partendo da un personaggio rappresentativo di quanto ci sia di più distante dalle nostre ‘verità’ odierne, ci interroga su cosa sia la ‘verità’ profonda dell’essere umano. Che non è mai riposante.

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