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L'anarchico non è fotogenico - cap. 1 Trilogia Tutto è bene quel che finisce

quotidiana.com

Genere Prosa
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Regia: Roberto Scappin

Drammaturgia: Paola Vannoni

Attori: Roberto Scappin | Paola Vannoni

Altri crediti: con il sostegno di Provincia di Rimini, Regione Emilia-Romagna

Parolechiave:

Produzione: quotidiana.com , Armunia/Festival Inequilibrio

Anno di produzione: 2014

Genere: Prosa

È il principio di buona morte, legato al concetto di fine o accelerazione di una fine certa, che attraversa i tre capitoli di Tutto è bene quel che finisce.
Nell’Anarchico non è fotogenico si intreccia con le eutanasie negate, riferite non solo al campo medico-scientifico ma anche a quello della politica, della biopolitica e della cultura.
Due cow-boy, poi improbabili danzatori, o forse solo due esseri in bilico ai limiti del paradosso pronunciano il loro bà-sta!, un'esclamazione forte, quasi performativa, che traccia il confine dell'opportunità o della sopportazione e genera una cesura fra presente e futuro.
Sui margini di questa cesura si pongono le due figure attraversando ciò che necessita di essere ripensato, dal rapporto con la morte a quello con la bellezza, dal senso del teatro alla sua relazione con lo spettatore (e ancora: dove si colloca oggi il teatro contemporaneo, in quale organo del corpo sociale? Nella mente o nello stomaco, in attesa di essere digerito? O tenta acrobaticamente una sintesi che appaghi l’una e l’altra istanza?)
Sfiorando il surreale per far risaltare il reale si tenta di scombinare le vecchie strutture e realizzare nuove combinazioni, sollecitando un intelletto disobbediente e operativo, complice un testo che passo dopo passo si oppone all’opinione comune e alle mistificazioni del buon senso.

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